DISEGNO DI LEGGE DELLA SENATRICE BARBARA MASINI - Comuni Termali Ancot

DISEGNO DI LEGGE DELLA SENATRICE BARBARA MASINI

DISEGNO DI LEGGE DELLA SENATRICE BARBARA MASINI

Si sono fortemente intensificati in queste ultime settimane i rapporti tra la nostra Presidente Franca Roso e la senatrice Barbara Masini per accelerare, con una strettissima collaborazione tra A.N.Co.T. e il Senato della Repubblica Italiana, i tempi di attuazione di un disegno di legge per la valorizzazione dei comuni termali.

Pubblichiamo di seguito il testo della proposta del suddetto disegno di legge al quale A.N.Co.T., nella persona della Presidente Franca Roso, sta dando un significativo supporto.
SENATO DELLA REPUBBLICA
XVIII LEGISLATURA
DISEGNO DI LEGGE
d’iniziativa dei Senatori
MASINI, BARBONI, BERARDI, BINETTI, CALIGIURI, CANGINI, FERRO,
FLORIS, GALLONE, MALAN, MODENA, PAROLI, PEROSINO, PICHETTO
FRATIN, RIZZOTTI, SERAFINI, TOFFANIN, TIRABOSCHI
Disposizioni per la valorizzazione dei comuni termali
Onorevoli Senatori!
Il settore termale, nel corso degli anni, è stato interessato da varie fasi di evoluzione
della domanda di mercato, ad ognuna delle quali è corrisposta una diversa «offerta»
dell’attività termale e, di conseguenza, una diversa concezione del termalismo.
Una prima fase può essere collocata all’inizio del secolo, quando si avevano, in
Italia, forme ancora embrionali di turismo. In tale periodo furono proprio le località
termali a qualificarsi come «primi» luoghi di villeggiatura d’élite. L’esigente clientela
borghese e aristocratica di allora pretendeva, infatti, un’offerta di grande lusso e di
comodità, privilegiando una concezione del termalismo non esclusivamente
terapeutica, ma fatta anche di relax e di preservazione della salute.
Successivamente, con lo svilupparsi di altri turismi, in particolar modo di quello
balneare, le terme persero parte del loro contenuto «ludico», a tutto vantaggio della
componente salutifera.
Tale processo, intensificatosi nel secondo dopoguerra, ha portato ad una
concezione eminentemente terapeutica delle terme, che ha finito per identificarle solo
con il concetto di cura.
Eppure, se si considera la sua particolare conformazione geologica, capiamo che
l’Italia ha avuto da sempre il termalismo al centro dell’economia nazionale, tanto che
(assieme alla Germania) è il paese europeo che vanta il maggior numero di aziende
termali. Il patrimonio termale nazionale si misura prima di tutto attraverso le
concessioni attive. Al 2015 – anno di riferimento dell’ultima analisi ministeriale
disponibile – quelle rilasciate erano 489, date a 418 concessionari e distribuite su
quasi 200 comuni. Accanto al numero delle concessioni e dei concessionari (418,
quindi ciascuno ha mediamente in affidamento 1,17 concessioni) viene la superficie:
30mila ettari in tutto il Paese, con Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte a guidare
la classifica.
Ad oggi tuttavia, i comuni che hanno vissuto i fasti del primo termalismo e che hanno
basato la propria economia e sussistenza sull’indotto prodotto dalle acque termali
hanno difficoltà a competere ad armi pari con altri tipi di turismo considerati più a
buon mercato. Oltretutto l’assenza di una definizione “ufficiale” di comune termale
crea non poche difficoltà. La presenza di uno stabilimento nel territorio di un
comune, infatti, non sempre comporta l’inserimento di quest’ultimo tra le località
termali, tenuto conto che la ripartizione dell’intero territorio nazionale in località
marine, montane, termali, lacuali, ecc. si basa sul “criterio della prevalenza”. Tale
circostanza penalizza soprattutto le regioni del Sud. Basti considerare, da un lato, che
i comuni di Ischia, Forio e Barano, pur disponendo complessivamente di circa 60
alberghi termali, sono classificati tra le località marine.
A tal proposito, l’agenzia delle entrate ha provveduto all’aggiornamento della
Territorialità delle attività Turistico-alberghiere, approvata con decreto del Ministero
delle Finanze il 26/02/2000 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21/03/2000,
modificando, non solo il set di indicatori utilizzati per stabilite la territorialità, ma
identificando altre due aree territoriali omogenee relative proprio al turismo termale.
Nello specifico, nella nota metodologica, i comuni caratterizzati dalla presenza di
un’offerta turistica centrata sui servizi di termalità vengono suddivisi tra “località
termali caratterizzate da grandi flussi turistici” (Gruppo 13) e località termali con
bassa ricettività alberghiera (Gruppo 14).
L’obiettivo di questo disegno di legge, che si compone di un solo articolo, è dunque
quello di venire incontro alle esigenze dei comuni nei cui territori sono ubicate
stazioni termali al fine di ristrutturare, valorizzare e ampliare le stesse. Destinatari
primari dell’iniziativa saranno, quindi, i comuni che rientrano nelle aree territoriali
omogenee sopracitate, in cui operano aziende termali, che rispettino un criterio di
storicità e le cui amministrazioni dimostrano una capacità tanto di offerta turistica
integrata con il territorio e con le aziende locali quanto un’offerta molto caratterizzata
sotto il profilo del beneficio medico/salutistico.
A tal proposito il comma 1 stabilisce gli obiettivi e identifica nell’istituzione di un
fondo permanente per la valorizzazione dei comuni termali, con una dotazione di
partenza di 30 milioni e rifinanziabile ogni anno, lo strumento per perseguirli.
Il comma 2 rimanda al decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il
turismo per stabilire i criteri e le modalità di concessione delle risorse di cui al
comma 1.
Il comma 3 stabilisce le modalità di copertura finanziare del fondo di cui al comma 1.
DISEGNO DI LEGGE
Art.1
1. Al fine di consentire la ristrutturazione, la valorizzazione e l’ampliamento delle
stazioni termali italiane, nello stato di previsione del Ministero per i beni e le
attività culturali e per il turismo è istituito il “Fondo per la valorizzazione dei
comuni termali” con una dotazione iniziale di 30 milioni di euro per l’anno
2020, di seguito denominato «Fondo», i cui beneficiari sono prioritariamente i
comuni che rientrano nelle aree territoriali omogenee, così come individuate
dal Decreto Ministeriale – Ministero delle Finanze – 26 febbraio 2000 e
successivi aggiornamenti, caratterizzate da flussi turistici termali, in cui
operano aziende termali.
2. Ai fini della presente legge, s’intende per “azienda termale” quella in cui si
utilizzano “acque termali”, destinate alle “cure termali” come definite,
rispettivamente, dall’articolo 2, comma 1, lettere a) e b), della legge 24 ottobre
2000, n.323, per le “patologie” indicate nella lettera c).
3. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo da
emanare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono
stabiliti i criteri e le modalità di concessione delle risorse di cui al comma 1.
4. Agli oneri derivanti dal presente articolo pari a 30 milioni di euro per l’anno
2020 si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello
stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio
triennale 2020-2022, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali»
della missione Fondi da ripartire dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze per l’anno 2020, allo scopo parzialmente
utilizzando l’accantonamento relativo a tutte le rubriche.
24 Novembre 2020
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